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giovedì 23 agosto 2012

Gruppo di Lettura "The Three Colonels" di Jack Caldwell | Le Recensioni delle Lizzies

Carissimi amici e lettori di Old Friends & New Fancies,
E' giunto il momento di pubblicare la recensione a sei mani del sesto Gruppo di Lettura per il Pride and Prejudice Anniversary, The Three Colonels di Jack Caldwell. 
Un insolito sequel/spinoff che abbraccia un po' tutti i romanzi austeniani, eleggendo a protagonisti fra le old friends (vecchie conoscenze) l'insondato Colonnello Fitzwilliam di P&P e l'amato Colonnello Brandon di S&S, affiancati da un nuovo personaggio, che ci pare completi ottimamente il trio di star, il Colonnello John Buford.
Il carattere insolito di questo derivato è, altresì, nell'essere opera di uno scrittore fra le molte scrittrici, fatto che – confessiamo – ha contribuito molto ad acuire la nostra curiosità ed un'attenta lettura di questo raro punto di vista maschile sulle opere di Jane Austen.


SCHEDA LIBRO

Autore: Jack Caldwell
Titolo: The Three Colonels (I Tre Colonnelli)
Casa Editrice: Sourcebooks Landmark 
Formato: Paperback 
Pagine: 384
Sinossi: L’amore regna sovrano per I nostri tre valorosi colonnelli all’inizio di questo racconto epico. I Colonnelli Fitzwilliam, Buford e Brandon si godono il corteggiamento o il principio della vita coniugale con le tre amatissime eroine austeniane. Le coppie vivono una vita tranquilla – fino a quando Napoleone evade dall’esilio. Mentre i tre militari si preparano ad incontrare il loro destino sui campi di Waterloo, Anne, Caroline e Marianne devono proteggere i loro cuori dalla paura di perdere i loro amati.
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RECENSIONE delle LIZZIES

LizzyGee: Orgoglio e Pregiudizio… e Waterloo
LizzyP: Guerra e Pace … Amore – Austen inspired 
LizzyS: Una Quasi-Elizabeth ed un Quasi-Darcy nel vortice della Storia


Questo sequel, incastonato perfettamente nel periodo che va dal Congresso di Vienna alla battaglia di Waterloo, ospita molti personaggi provenienti non solo da Orgoglio e Pregiudizio e da Ragione e Sentimento, ma anche dagli altri romanzi austeniani, oltre agli immancabili personaggi storici. Ciò mi ha rammentato in parte l'ampia corolla di personaggi, vecchi e nuovi, che la nostra cara Mrs Brinton intrecciò sapientemente negli eventi di Old Friends and New Fancies, sebbene Caldwell si allarghi a tutti i romanzi soprattutto nella seconda parte della storia, forse anche un po' frettolosamente, voi che ne dite? Beh, non mi è dispiaciuto che non si sia perso fra i vari personaggi austeniani, ma si sia concentrato solo su alcuni, in effetti! Sì, però alcuni sono quasi soltanto citati, fanno una velocissima apparizione: se da un lato può sembrare quasi inutile, dall'altro è come se abbia voluto dare loro la possibilità di una sorta di cammeo, come al cinema, forse per rendere loro omaggio.


Tuttavia, nonostante il titolo, la vera protagonista è Caroline Bingley. Le tre storie parallele dei Tre Colonnelli del titolo, infatti, non hanno un’uguale attenzione. È proprio così, la “nuova storia” prende il sopravvento ed in parte, tale scelta, mi trova concorde; tuttavia, avrei preferito una correlazione più stretta fra le tre storie parallele – quelle dei Tre Colonnelli, appunto – poiché nonostante i brevi punti di contatto, mi pare di aver letto tre storie slegate, quasi come in un film corale... ma forse, l'intenzione era proprio quella di convogliare solo alla fine, nel lungo ritratto storico della battaglia, le tre vite dei protagonisti, creando o risaldando il legame di amicizia comune nello scenario che si apre nell'epilogo. 
Per la storia Marianne/Brandon è quasi ovvio: la loro è una coppia già affiatata, benedetta dalla nascita di una figlia, Joy.

Invece Jack Caldwell ha puntato sul cambiamento avvenuto in Caroline Bingley dopo il matrimonio di Darcy — in modo molto simile a quanto già avvenuto in The Other Mr Darcy di Monica Fairview — narrandoci gli sviluppi del suo corteggiamento e del suo matrimonio con il Colonnello Sir John Buford (e raccontandoci nei dettagli anche la loro prima notte di nozze). [Frangente che, personalmente, non mi sarei aspettata di leggere scritta per mano di un uomo, sebbene ne comprenda in parte le ragioni – diciamo così – legate al “marketing”! La mia, com'è ovvio, è solo una preferenza di stile che tiene conto – se si escludono i derivati ambientati in epoca moderna o quelli di fantasia – della proprietà di linguaggio e delle convenzioni della realtà austeniana, dove era consigliata l'omissione di certi argomenti o, nei casi più lascivi, preferito il non detto]. Sì, Caroline è la vera protagonista ma, appunto, quale Caroline? In questa nuova versione, mi sembra un po' troppo "buonista" - o, almeno, è talmente cambiata che non resta più nulla della viziata snob originale e l'unico accenno al percorso di vita che l'ha portata a questo mi pare un po' insufficiente.
Nella prima parte del romanzo si fa un po’ di fatica per un continuo alternarsi di flashback e scene più recenti, con una problematica ricostruzione cronologica degli eventi. Nonostante tutto, la lettura scorre e l’incontro con i vari personaggi austeniani è molto gradevole.  È  vero: se si riesce a superare la difficoltà iniziale dei flashback, la scrittura poi scorre molto gradevolmente.

Poco credibile, secondo me, l’amicizia sbocciata fra Caroline e Mary Bennet, anche perché la seconda è davvero irriconoscibile. Forse Caldwell avrebbe dovuto dedicare un po’ di spazio anche allo sviluppo di questo personaggio e al suo matrimonio con Mr Tucker, che sarà spesso presente nel romanzo, in quanto avvocato, come Deus ex machina — condividendo il compito con Mr Darcy —, ma di cui si sa ben poco. Concordo, come ho già scritto, sul mancato approfondimento dei personaggi secondari, in contrasto con l'attenta osservazione che la Austen, au contraire, dedicava loro. Ad ogni modo, credo sia più verosimile il cambiamento di una Mary Bennet di cui non si parla affatto, che di una Miss Caroline Bingley troppo repentinamente trasformata in una Elizabeth Bennet appena sbozzata. Infatti, l'impressione che ne ho avuto fin da subito è stata proprio questa! Una Quasi-Elizabeth!




Bella la prova di forza e di coraggio nel rifiutare le vecchie amicizie snob, ma questa Caroline sembra aver dimenticato anche di avere un carattere, si è rammollita. Ce ne rendiamo conto quando a Vienna si farà mettere i piedi in testa da una sedicente cameriera-interprete austriaca e poi si farà abbindolare da un barone prussiano dalla mano lunga, rischiando di compromettere i rapporti diplomatici fra Inghilterra e Prussia. La vecchia Caroline, quella antipatica, sarebbe stata più furba (e di certo non sarebbe scoppiata in lacrime davanti a Lady Buford!). Ma forse è stato l’amore per il suo Colonel Sir John Buford ad averla intenerita fin troppo.

Il Duca di Wellington alla battaglia di Waterloo
Il colonnello mi sembra la classica figura dell’eroe da romance, che ne dite? E Caldwell è stato molto bravo nel metterlo accanto all’Iron Duke, Wellington, come suo uomo di fiducia.
-->Sì, ma sempre troppo incline – almeno per la mia immagine di eroe – a certi pensieri appassionati... A me è parso subito il perfetto compagno della nuova Caroline: in Sir John c'è molto di Darcy, anche se convengo sulla bravura di Caldwell nel caratterizzarlo molto bene nel suo ruolo di Colonnello ardimentoso e arguto, ben inserito negli eventi storici.
Il ping pong tra i Colonnelli e le loro amate compagne quando la guerra interviene a dividerli mi ha ricordato il cambio di scena di Guerra e Pace, sebbene eventi e riflessioni siano brevi ed approssimativi.
War and Peace 2007
La storia d’amore fra Richard Fitzwilliam e Anne de Bourgh… vorrei astenermi dal parlarne per miei motivi personali. Dico solo che ho trovato molto intelligente e ben congeniata la questione dell’eredità di Anne e delle motivazioni di Lady Catherine per volere il matrimonio con Darcy prima e con un altro erede (Frederick Tilney da Northanger Abbey?) in seguito. 
Posso essere dissacrante? Ebbene, io ho amato moooolto di più la storia tra Richard e Anne della principale! Questa storia d'amore, si è rivelata meno prevedibile e – nonostante sia meno il tempo dedicato all'evoluzione della trama che la riguarda – la concatenazione di eventi, la rivelazione dei sentimenti di Anne e di Richard, persino il difficile rapporto madre-figlia, hanno tenuto vigile la mia mente convincendomi – se si trattasse di scegliere – quale storia avrei scelto fra le tre in gioco.
Su questo punto, non posso fare altro che dirmi pienamente d'accordo con voi, mie Lizzies! La storia Richard-Anne, condita dalla questione ereditaria, è stata la parte più riuscita del romanzo, anche per le dinamiche tra i diversi personaggi in gioco (però, questo Colonnello Fitwilliam a volte mi ha fatta saltare sul divano: mi è parso un po' troppo diretto, anzi, una testa calda. Mentre mi è piaciuto molto nel suo ruolo di "eroe di Hunsford"!).
Riguardo al filone di Marianne e Brandon, è poco indagato dall'autore, così che sono riuscita a trarne soltanto la conferma della maturazione della prima, adesso saggia al punto di somigliare più alla sorella che alla se stessa dei primi capitoli di Sense and Sensibility.

Col. Brandon e Marianne in Sense and Sensibility BBC 2008
Molto precisa la ricostruzione storica, con le pagine dedicate addirittura a Napoleone, che diventa personaggio del libro. Accurata la cronaca della battaglia di Waterloo, anche se l’ho trovata troppo prolissa.
È indubbio il lavoro di approfondimento contenuto in questo lungo – concordo col “troppo” – spaccato storico; oso ripetermi nel preferire l'indagine degli animi a quella delle strategie di battaglia, ma, in fondo, comprendo il concetto che sta all'origine di questa scelta: la guerra è il fattore determinante per la prova di lealtà ed amicizia tra uomini ed è certo che i Tre Colonnelli superano brillantemente la prova, uscendone uniti come Tre Moschettieri al grido di “Uno per tutti. E tutti per uno!”. Insomma, un misto tra Guerra e Pace e i Tre Moschettieri, in salsa austeniana, con qualche guizzo... a luci rosse! Un vero romance storico.
La ricostruzione linguistica si lascia spesso andare a modernismi e americanismi, ma possiamo perdonare Jack Caldwell. Un genere di romanzo che non mi aspettavo da un uomo, molto romantico, una protagonista femminile… 

 GIUDIZIO COLLETTIVO DELLE LIZZIES                                                                                                   
Decisamente da tradurre in italiano per l’originalità dell’idea, sebbene le sottotrame lo siano un po’ meno (anche il tentativo di riscatto di Willoughby, che approfitta della solitudine di Marianne a Delaford era già stato sfruttato da Jane Odiwe) e per l’accurata ricostruzione storica.

 Link Utili                                                                                                   

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"È solo un romanzo...o, in breve, un'opera in cui i più grandi poteri della mente vengono esercitati, in cui la più profonda conoscenza della natura umana, la più felice delineazione della sua varietà, le più vivaci effusioni di arguzia e umorismo sono trasmesse al mondo nel miglior linguaggio possibile."

L'Abbazia di Northanger

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