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lunedì 20 agosto 2012

Pride and Prejudice... and Me | LizzyP

Carissime Lettrici e Carissimi Lettori di OF&NF,
come saprete, in questo assolato e vacanziero mese di agosto noi Lizzies abbiamo deciso di prenderci una vacanza dai Gruppi di Lettura ed approfittare di questa pausa per tuffarci nel mare dei ricordi e rievocare insieme a voi il momento in cui Pride and Prejudice è entrato nella nostra vita.
Un bel modo per rendergli omaggio in questi mesi che precedono il suo meraviglioso duecentesimo compleanno.
Anche voi, se lo desiderate, condividete con noi il ricordo del vostro primo incontro con questo sfolgorante romanzo.
Ecco qualche domanda che può aiutarvi a ricostruire quel momento:
1) Quando hai letto per la prima volta Orgoglio e Pregiudizio? Qual è stata la tua reazione?
2) Quali sono i tuoi sentimenti nei confronti dei personaggi del romanzo?
3) Quante volte lo hai letto? Trai ogni volta lo stesso piacere e cosa ti fa capire/ti insegna questo romanzo a ogni rilettura?
Pride and Prejudice and... LizzyP
Quest'oggi tocca alla vostra LizzyP raccontare il primo “contatto” con l'opera più amata della cara Zia Jane, ma prima di iniziare, vi invito a leggere le esperienze di LizzyGee e di LizzyS, se non le aveste già lette.
La mia – passatemi il termine – “iniziazione” a Pride and Prejudice si perde nella confusa memoria di bambina, poiché sin d'allora ero avida di letture e conoscenza, una provetta arrampicatrice di librerie, in particolare, di quella paterna.
Non ricordo quale fosse precisamente l'edizione, poiché sconfina nei ricordi lontani dei miei primi quindici anni, di sicuro quel volume di “Orgoglio e Pregiudizio” era di mia nonna materna, appassionata di romanzi d'amore – all'epoca il nostro O&P era parificato ad un romance per signore romantiche – e ciò, probabilmente, lo includeva in una di quelle collane “rosa”, ma ricordo a malapena la copertina cartonata ruvida simil stoffa di color rosa antico (o forse blu?) con il titolo incavato, color oro. Ho scandagliato il web alla ricerca di quest'edizione, ma forse non potrei riconoscerla, dato che altri volumi della stessa collana – sempre affidandomi alla labile memoria –  avevano la sovracoperta illustrata. Ad ogni modo, ciò che rimane di quella giovane prima lettura – che credo fosse riadattata in versione ridotta – è un sogno ad occhi aperti, come i molti che hanno accompagnato la mia fanciullezza, per cui sentivo di somigliare a Lizzy (o il nome italianizzato che aveva l'eroina di quell'edizione!) e mi rivedevo in Josephine March o in Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, in breve, avevo già individuato il tipo di donna anticonformista e indipendente che avrei voluto diventare.
Proprio per l'inconsistenza di questo ricordo lontano, affido la mia vera iniziazione agli anni successivi, ormai adolescente, quando – durante un'estate in compagnia di mia madre, addetta alle pulizie in qualità di operatrice scolastica presso la Biblioteca del mio comune – “spolverai”  letteralmente decine di libri (una vera pacchia!) fra cui ritrovai Orgoglio e Pregiudizio” in una delle tante edizioni Oscar Mondadori.
[Metto questa copertina, poiché sono quasi convinta sia rimasta la medesima per diverse ristampe, ma potrebbe anche esser stata quella di cui ci ha parlato LizzyS, la memoria si confonde, poiché – come detto – si trattò di un prestito di pochi giorni dalla biblioteca.]
Potete facilmente immaginare con quale spirito lo lessi... una ragazzina di quell'età, da tempo convinta di voler diventare una scrittrice come Jo, armata di sogni, forti ideali e quel modo di essere indipendente che è sinonimo di  futura emancipazione.
Insomma, LO DIVORAI!
La cosa strana è che per anni non ho avuto “quel” libro in casa; ne comprai una copia a metà prezzo solo molti anni dopo, durante un lavoro temporaneo in una libreria che vende anche l'usato. Mettendo a posto fra gli scaffali cominciai a cercare se vi fossero volumi usati dei titoli che avevo letto e amato in passato (quando non potevo permettermi di comprarne), trovai “Quentin Durward” di Scott e persino “Il piccolo Principe” e mi chiesi chi osasse disfarsi di una tale perla! (Difatti, lo comprai!) E fra quelle meraviglie di carta ed inchiostro, eccolo là, il mio primo “Orgoglio e Pregiudizio” nell'edizione più conosciuta, sebbene non la miglior traduzione, dell'onnipresente Mondadori:
Piccola disavventura che riguarda questo libro, osai prestarlo ad un'amica e non fece mai ritorno... Mai prestare libri a gente che legge poco!
Penso che comprerò a breve la nuova edizione Mondadori, dato che è stata finalmente rivista e corretta nella sua traduzione (mi perdoni Caprin, ma il “Lei” al posto del “Voi” era alquanto imbarazzante!).
Il prestito mi ha vista orfana di O&P fino a quando, l'ottima Biblioteca di Repubblica pubblicò la serie dei Grandi Classici dell'800 in un'edizione curatissima, munita di custodia cartonata e sovracoperta, con la migliore traduzione di Barbara Placido.
Da quel momento, complice anche il suggestivo quanto da me amato film di Wright del 2005, la mia identità di Janeite si è palesata del tutto: sono seguite le vere letture dei romanzi per poi passare alle biografie, alle lettere e – come sapete – i derivati, così è cominciata la mia personale collezione di libri, edizioni e derivati austeniani.
Il mio rapporto con P&P è - in una parola - indissolubile.
I personaggi mi sono ormai così familiari da ritrovarne i caratteri, i difetti, i pregi e i modi di fare nella realtà quotidiana: Wickham, Miss Bingley, Mrs Bennet, purtroppo ancora nessun Mr Darcy, ma un'abbondanza (ahinoi!) di Lydia e Mr Collins da mettersi le mani nei capelli! Le volte che ho riletto P&P nell'edizione originale e nelle molte edizioni che colleziono sono innumerevoli, quando sono giù di morale, non esiste cura migliore di aprire a caso P&P e prendere a leggere ad alta voce da lì, piombando nelle vesti di Lizzy, incorrendo nel suo errore di valutazione e nelle dinamiche note che l'hanno fatta cambiare, poiché - come lei stessa dice:
"It is particularly incumbent on those who never change their opinion, to be secure of judging properly at first."
"Chi non cambia mai la propria opinione ha il dovere assoluto di essere sicuro di aver giudicato bene sin da principio." (Capitolo 8)
Il mio rapporto con Aunt Jane si è rafforzato negl'anni, tanto che il mio recente viaggio sui luoghi austeniani si è rivelato più emoziante di quanto avrei creduto... conoscere i suoi romanzi è come conoscere il suo animo profondo e attento, che va oltre le apparenze, oltre le convenzioni, invece, trova nella profonda comprensione degli animi umani l'origine di ogni situazione, poiché è nei dettagli che si cela la verità. Dopo tante letture, ancora scopro nuovi punti di vista, nuovi messaggi nei suoi romanzi, ritrovo molto di me stessa, dei miei errori, dei miei difetti caratteriali, della facilità con cui s'incorre nell'incomprensione se si permette all'impulso di parlare per noi.
Oggi c'è molta più Lizzy in me di quanto avrei voluto in passato, la somiglianza è un connubio di carattere affine e di insegnamenti austeniani, come se Zia Jane attraverso il suo romanzo avesse terminato di modellare il mio modo d'essere, è sconvolgente quanto reale, poiché so quanto le devo per avermi resa consapevole del mio stesso animo, del mio stesso agire... Adesso, il mio sguardo sul mondo, già allenato all'osservazione, sa dove concentrare l'attenzione, laddove si nasconde la verità delle persone e la comprensione di ogni cosa.
Eppure, credo che senza quest'affinità di carattere e di approccio alla visione, non sarei divenuta una vera Janeite, non è sufficiente conoscere ed amare O&P per esserlo, è necessaria questa particolare predisposizione ad entrare nella mente di Zia Jane e a vedere con i suoi occhi la meraviglia latente anche nel più piccolo degli universi, poiché siamo noi stessi, donne ed uomini, a contenere la realtà.
Penso, sinceramente, che essere una Janeite significhi molto di più di “essere fanatico di...”
Un fattore comune alle Janeites è che la comprensione di Jane Austen e la successiva identificazione con i suoi personaggi e contenuti, avviene sempre in età matura; si possono leggere i suoi romanzi sin da bambine, o da ragazzine ma – sebbene molto di quello che scrisse sia opera di un'adolescente – lei possedeva una mente così acuta e riflessiva da intuire naturalmente “come gira il mondo” (sia pure limitato come quello che conobbe), ne comprese subito le regole e scelse le armi (tra cui l'infallibile ironia) con cui affrontarle, un processo che a qualsiasi altra mente occorre qualche anno ancora per poter diventare pratica e da quel momento non poterne più fare a meno.
Mai più.
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"È solo un romanzo...o, in breve, un'opera in cui i più grandi poteri della mente vengono esercitati, in cui la più profonda conoscenza della natura umana, la più felice delineazione della sua varietà, le più vivaci effusioni di arguzia e umorismo sono trasmesse al mondo nel miglior linguaggio possibile."

L'Abbazia di Northanger

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