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venerdì 31 maggio 2013

Pride and Prejudice and Zombies. Dawn of the dreadfuls di Steve Hockensmith | La Recensione

Carissimi Lettori e Amici di Old Friends & New Fancies,

Cominciamo questa chiacchierata con un piccolo mistero, come si conviene all'ambientazione del libro di cui parliamo oggi.
Non è chiaro perché la Casa Editrice Nord abbia scelto di tradurre e pubblicare solo due dei romanzi che costituiscono la trilogia di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie.
Il primo libro uscito in Italia è, ovviamente, il mash-up dell'originale austeniano, scritto da Seth Grahame-Smith, Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, appunto. Il secondo è il sequel, cioè il prosieguo della vicenda austeniana in cui il matrimonio di Elizabeth e Darcy è profondamente segnato da un mondo ancora infestato dagli zombie, Orgoglio e Pregiudizio e Zombie. Finché morte non vi unisca, scritto da Steve Hockensmith.
Noi Lizzies abbiamo letto entrambi questi titoli con giudizi contrastanti tra noi per quanto riguarda il primo e unanimi per quanto riguarda il secondo, e abbiamo atteso con fiducia che anche il terzo libro, cioè il prequel della trilogia, apparisse sul mercato italiano per completare la versione zombesca del nostro amatissimo capolavoro.
Purtroppo, così non è stato. Pride and Prejudice and Zombies. Dawn of the dreadfuls, l'antefatto che svela che cosa genera la situazione raccontata in Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, non è mai stato tradotto in italiano e noi Lizzies (limitatamente a LizzyGee e LizzyS) abbiamo deciso di toglierci ogni curiosità sulla comparsa degli zombie nell'Inghilterra Regency e leggerlo in originale.

Come dicevamo all'inizio di questa chiacchierata, dopo averlo letto non è chiaro perché non sia stato tradotto. Esattamente come il sequel, anche questo prequel è stato una piacevole sorpresa, che ha confermato come Hockensmith conosca molto bene l'originale di Jane Austen e sappia rimaneggiarlo molto abilmente con la trama zombesca. Così bene che non abbiamo dubbi: meriterebbe di essere tradotto e di completare la trilogia anche in italiano.

Ma come mai, a dispetto dell'ambientazione ben poco accattivante e assai lontana dall'originale, e semmai degna di un film horror e splatter, anche questo prequel ci è piaciuto, tanto da raccomandarne la traduzione? Seguiteci senza paura e lo scoprirete!

LizzyS scrive in Verdana violetto
LizzyGee scrive in Georgia verde



LA RECENSIONE DELLE LIZZIES
L'alba di cinque eroine

e 1/2

Questo prequel ci porta a cinque anni prima delle vicende di Orgoglio e Pregiudizio, in un'Inghilterra già segnata dalla comparsa dei morti viventi in un passato recente. La situazione è solo apparentemente tranquilla, come dimostra l'esordio del romanzo che ci porta subito nel cuore dell'azione, durante un fatidico funerale che segna tragicamente... l'inizio della fine.
Hockensmith ci regala un perfetto ritratto della famiglia Bennet. Mr Bennet, impavido guerriero a riposo che non esita a riprendere la katana, è adeguatamente cinico ma non mancano battute taglienti spruzzate di ironia; Mrs Bennet è come sempre imbarazzante e la sua ansia da buon matrimonio per le figlie è inossidabile, soprattutto in tempi così incerti.
Alison Steadman e Benjamin Whitrow
(Mrs e Mr Bennet in Pride and Prejudice 1995)
Assai divertente è vedere come l'autore riesca a riprodurre i battibecchi tra i due coniugi male assortiti anche in un contesto così plumbeo. Uno dei campi di battaglia, nel vero senso, è proprio il giardino di Mrs Bennet dove il marito decide di costruire il dojo di allenamento per le figlie, segno concreto di due paure opposte: da un lato,  quella di Mr Bennet di vedere le proprie figlie sopraffatte dai morti viventi; dall'altro, quella di Mrs Bennet di vedere la loro reputazione rovinata per sempre.
Mrs Bennet, da brava signora dei suoi tempi, infatti, sembra voler mettere la testa nella sabbia e continuare a vivere come se niente fosse, come se gli zombie non fossero mai ricomparsi, dedicandosi tranquillamente alla vita di società. È davvero dura, per lei, che le figlie (per fortuna, al momento, hanno debuttato in società solo Jane e Lizzy) vengano escluse dai circoli sociali e dai balli a causa del loro impegno nello studio delle arti marziali, uno studio che sembra farne delle vere e proprie paria anziché delle eroine che si sacrificano per la difesa della comunità!



In questo quadro, fin da subito le sorelle Bennet si distinguono per i loro tratti peculiari. Elizabeth non è solo la preferita dal padre e dal maestro, nonché la più ardimentosa, ma è anche un'adolescente i cui turbamenti e conflitti interiori sono espressi dall'autore con una delicatezza sorprendente.
Jane è proprio come nel romanzo originale, bella e dolce, sì, ma anche acuta osservatrice e più che guerriera si sente, assai opportunamente, peace-maker.
Sia Lizzy che Jane affascineranno ben due corteggiatori a testa, ma non c'è da preoccuparsi: non saranno di certo all'altezza di Bingley né, soprattutto di Darcy, che incontreranno solo fra cinque anni. La Jane di Hockensmith, devo dire, è un po' meno ingenua di quella della Austen, anche se resta sempre la dolcezza personificata: sente a pelle  come una sorta di disagio ― che Lord Lumpley ha delle mire non proprio onorevoli nei suoi confronti, eppure è disposta a eseguire gli ordini e diventare la sua guardia del corpo. 
Mary è, senza dubbio, la preferita di Hockensmith. La sua pedanteria e severità qui diventano ottime doti per una guerriera anti-zombie: è sempre concentrata e preparatissima, e spesso determinante.
Addirittura in Finché morte non vi unisca, ho trovato Mary più rappresentativa della stessa Lizzy! È anche vero che, trattandosi di un sequel, è stato un bene vedere il punto di vista focalizzarsi su altri personaggi che non fossero Darcy e Lizzy, ma, sicuramente, Mary, con la katana nella mano destra e Rivendicazione dei diritti delle donne di Mary Wollstonecraft (aperto, ovviamente!) nella sinistra, è un'immagine indelebile creata da Hockensmith!
Ruby Bentall (Mary Bennet in Lost in Austen 2008)
Lydia e Kitty, qui due bambine rispettivamente di dieci e dodici anni, sono già due scavezzacollo della frivolezza, persino come guerriere, ma la seconda comincia a distinguersi con qualche moto di indipendenza.
Molto coraggiose queste due bambine, affrontano temerariamente gli zombie, col coraggio dell'incoscienza, forse, o con il forte desiderio di primeggiare sulle sorelle, nonostante la giovane età, come è naturale in una famiglia di cinque figlie.

Precipitate dalle stelle della reputazione di giovani per bene alle stalle della nomea di ragazze strambe e disdicevoli, che rinunciano ai balli, al ricamo e ai busti per scalmanarsi con mosse e posizioni di arti marziali che intimoriscono già solo a sentirne il nome, sembrano fare paura e ribrezzo ai loro compaesani quanto i morti viventi! In questo, Hockensmith esprime l'aspetto anticonformista che contraddistingue le eroine austeniane.
Aspetto che ritroveremo e che verrà amplificato in Dreadfully Ever After. Le scene al dojo con il maestro di arti marziali e i dand-baithak, poi, sono decisamente esilaranti, degne di un film comico americano!

Assai significativa è la scena del ballo di Netherfield (sì, ce n'è uno anche qui!) in cui Elizabeth si sente sempre più isolata, profondamente diversa dalle persone che la circondano e infastidita dal contrasto tra l'esterno del palazzo, che brulica di "innominabili", e l'interno affollato di gente che si ostina a negare la realtà. (Come Mrs Bennet ha fatto fino a quel punto. Ma chi li salverà dagli z---, se si ostinano tutti a far finta di niente?)

Due personaggi creati ex novo da Hockensmith conquistano l'attenzione e il favore di chi legge. Si tratta del tenebroso ed inflessibile maestro di arti marziali Geoffrey Hawksworth e del dissoluto e codardo Lord Lumpley, proprietario di Netherfield (e quindi predecessore del Mr Bingley che incontreremo, cinque anni più tardi, in P&P), incarnazione dell'aristocrazia corrotta e incapace di guidare il popolo.
Lord Lumpley è assolutamente meraviglioso nella sua lascivia e inutilità: una parodia della nobiltà a tutto tondo, ma neanche tanto inverosimile, se pensiamo alla realtà dell'epoca. Scene in cui i suoi valletti impiegano mezz'ora per vestirlo di tutto punto (senza che lui muova neanche un dito, come una sorta di bambolotto), per poi decidere di fare il bagno o sedurre la cameriera  per cui serve un'altra mezz'ora abbondante per spogliarlo ― illustrano il modo più proficuo in cui il vecchio proprietario di Netherfield riesce a impiegare il suo tempo!
Colin Firth in Valmont di Milos Forman 1989
Oltre a loro, ci sono altri personaggi inventati da Hockensmith (per noi non sono tutti nuovi perché li abbiamo già incontrati nel sequel di P&P&Z, Dreadfully Ever After, cioè Finché morte non vi unisca), tutti molto ben caratterizzati, inseriti perfettamente nella trama di questo P&P zombesco.
Una menzione speciale merita il reverendo Mr Cummings, i cui attacchi di panico durante la lettura della Bibbia nell'espletamento delle sue funzioni di ecclesiastico sono tra i momenti più esilaranti del romanzo. Non dimentichiamo il Dr Bertram Keckilpenny, che vuole affrontare il problema degli zombie da un punto di vista scientifico, moderno, quasi psicologico, e che viene preso sul serio da pochissime persone, fra cui Lizzy.

In conclusione, troviamo che Steve Hockensmith sappia utilizzare l'ironia in maniera impeccabile, con delle trovate che fanno pensare proprio agli Juvenilia di Jane Austen, un riferimento azzeccato visto che qui le sorelle Bennet hanno, come dicevamo all'inizio, cinque anni in meno rispetto agli avvenimenti dell'originale austeniano quindi sono coetanee della giovanissima autrice di queste opere.
La caratterizzazione che Hockensmith fa delle sorelle Bennet basterebbe a esemplificare l'ottimo lavoro: non solo le due maggiori sono fedeli al proprio ruolo originale ma anche Mary, Kitty e Lydia diventano delle vere eroine (ma siamo sicure che questa Lydia possa scappare con uno sciocco seduttore come Wickham?) Secondo me sarebbe davvero sprecata! Troveremo invece Mary e Kitty, come sappiamo, degne protagoniste del sequel Dreadfully Ever After.


Jena Malone e Rupert Friend in Orgoglio e Pregiudizio 2005
LE CONCLUSIONI DELLE LIZZIES
Questo prequel, proprio come il sequel dello stesso autore, è molto divertente e originale e nello stesso tempo fedele a Pride and Prejudice. Di certo, merita di essere letto e, soprattutto, vale la pena che sia tradotto in italiano per completare la trilogia. Speriamo che Nord si ravveda di questa mancanza e porti nelle nostre librerie questa piccola satira, scritta da un autore che Jane Austen avrebbe trovato, ne siamo sicure, molto spassoso.

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"È solo un romanzo...o, in breve, un'opera in cui i più grandi poteri della mente vengono esercitati, in cui la più profonda conoscenza della natura umana, la più felice delineazione della sua varietà, le più vivaci effusioni di arguzia e umorismo sono trasmesse al mondo nel miglior linguaggio possibile."

L'Abbazia di Northanger

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