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mercoledì 14 settembre 2011

Speciale Mash-up!

Dopo aver chiacchierato riguardo a Pride and Prejudice and Zombies ci siamo messe d’impegno, testando l’effetto mash-up su altri capolavori della letteratura prima di intraprendere assieme a voi la lettura di un altro dei ‘figli’ della Zia rimaneggiati (a breve, sempre nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario di Sense and Sensibility pensavamo di leggere insieme Sense and Sensibility and Sea Monsters, che ne dite?).



La scelta è caduta su Wuthering Bites di Sarah Gray (mash-up di Wuthering Heights), Jane Slayre di Charlotte Brontë e Sherry Browning Erwin (mash up di Jane Eyre) e Romeo and Juliet and Vampires adattato da William Shakespeare da Claudia Gabel. Inizialmente intendevamo tirare a sorte per scegliere chi dovesse leggere quale mash-up, poi essendo LizzyGee reduce da un tour de force con gli adattamenti di Cime Tempestose per il cinema e la televisione, ha scelto Wuthering Bites; LizzyS ha scelto Jane Slayre e a LizzyP è rimasto Romeo and Juliet and Vampires.

Vediamo dunque i giudizi e le recensioni di questi rimaneggiamenti letterari. Ricordate che, dopo aver discusso su Pride and Prejudice and Zombies avevamo deciso che i mash-up vanno rigorosamente letti con l’originale accanto per vedere il livello di contaminazione.

RECENSIONI:
- Wuthering Bites di Sarah Gray - I mash-up? Letti uno, letti tutti di LizzyGee
- Romeo&Juliet Vampires di Claudia Gabel - Una tragedia può avere un lieto fine?
- Jane Slayre di Sherry Browning Erwin - L'ammazzatutti non risparmia nessuno... nemmeno Jane Eyre!


LizzyGee: recensione di Wuthering Bites di Sarah Gray

Titolo: Wuthering Bites
Autore: Sarah Gray
Editore: Kensington
Data pubblicazione: 1 Settembre 2010
Formato: Paperback
pagine: 352
ISBN-10: 0758254084
ISBN-13: 978-0758254085

  • Sinopsi: Quando un giovane orfano di nome Heathcliff viene condotto a Wuthering Heights dal proprietario della tenuta, Mr Earnshaw, le dicerie abbondano. Eppure la verità è ancora più complicata di quanto si potrebbe immaginare. La madre di Heathcliff era un membro di una comunità di zingari stanziati nella campagna inglese che ammazzano i vampiri per proteggere i cittadini. Ma suo padre era un vampiro. Ora, sebbene Heathcliff combatta galantemente i mostri che infestano la brughiera allo scopo di proteggere la bella e focosa Catherine Earnshaw, è dilaniato dalla compassione per le sua vittime e dalla sua stessa sete oscura. Nonostante Catherine ami Heathcliff, teme il vampiro che è in lui, ed è tentata dalla vita condotta dai suoi privilegiati vicini, i Linton. Costretta a scegliere fra il ricco e raffinato Edgar ed il cupo e sempre più pericoloso Heathcliff, compie una decisione fatidica. E presto anche Heathcliff dovrà scegliere fra la sua brama e la donna che amerà per l’eternità…




I mash-up? Letto uno, letti tutti!

L’esperienza (non del tutto negativa, direi, anzi!) fatta con Pride and Prejudice and Zombies mi ha portata a voler leggere altri mash-up per verificare a che punto i contaminatori si fossero spinti ad insozzare i capolavori della letteratura. Seth Grahame-Smith prevedeva che dopo il suo primo tentativo collagistico altri avrebbero intrapreso la sua proficua strada. Ed infatti così è stato.
Devo dire che Pride and Prejudice and Zombies mi aveva gradevolmente sorpreso, ma la sorpresa in realtà non proveniva dal contaminatore Seth Grahame-Smith, bensì dalla stessa Jane Austen che risultava ancora più ironica con l’apporto degli immenzionabili (beh, un po’ di meriti a Grahame-Smith li possiamo anche concedere).
La mia scelta è caduta su Wuthering Bites perché, pur non essendo Wuthering Heights uno dei miei libri preferiti, lo avevo comunque riletto lo scorso anno; inoltre avevo appena scritto un articolo sugli adattamenti di Cime Tempestose per il cinema e la televisione, quindi l’ho scelto fra i tre mash-up selezionati.
Ma subito mi ha un po’ indispettita la scelta di Sarah Grey e del suo editore di non dare a Cesare (cioè ad Emily Brontë) quel che era di Cesare. Sulla copertina infatti non compare il nome della scrittrice dello Yorkshire, autrice in realtà dell’8o% del libro, ma solo quello della contaminatrice. È vero che potrebbe essere stata una scelta dettata dalla delicatezza: la Grey forse non ha voluto sfruttare il successo della sua ispiratrice; tuttavia il fatto che Emily Brontë risulti uncredited pur avendo scritto quasi tutto il libro mi fa fremere di rabbia.
Non parliamo degli americanismi: i gotten non si contano; inoltre tutti i dialoghi e le prediche metodiste di Joseph in puro dialetto dello Yorkshire, che in Wuthering Heights danno un tocco di verismo al testo (mentre, al contrario Nelly Dean, essendo stata innalzata al ruolo di narratrice dalla Brontë parla un inglese impeccabile nonostante la sua estrazione sociale) sono stati semplificati, forse per renderli più comprensibili ai cugini a stelle e strisce… Bah!
Laurence Olivier e Merle Oberon  in Wuthering Heights 1939
Come al solito, l’aggiunta di contaminazioni macabre è piuttosto marginale, anche se in più rispetto a Pride and Prejudice and Zombies, i vampiri interagiscono (ohi, ohi!) con i personaggi della Brontë: a volte parlano, salutano cortesemente, qualcuno rivela addirittura il suo nome! Per il resto, comunque si limitano ad infestare la brughiera fra Wuthering Heights e Thrushcross Grange e ad essere i protagonisti dei racconti estemporanei di Nellie Dean a Mr Lockwood: dei brevi siparietti incollati forzatamente nella storiaAh, e naturalmente il libro che Catherine legge a Nellie durante la sua malattia, che in Cime Tempestose non ha titolo, si chiama Modern Vampires, The Lexicon (Vampiri moderni, il lessico), mentre il libro che Catherine regala al cugino, su cui Hareton impara a leggere è Vampire Warfare in the New Century (Strategie di guerra ai vampiri nel nuovo secolo). Salvo poi attribuire qualsiasi morte avvenga nel romanzo ai vampiri, che dissanguano a volte lentamente, altre velocemente i malcapitati ATTENZIONE SPOILER!!! e che trasformano addirittura Cathy in una di loro.
Charlotte Riley e Tom Hardy - Wuthering Heights 2009 

Unica nota che rende interessante questa versione con collage horror di Wuthering Heights è, ancora una volta il mistero attorno alla figura di Heathcliff. Se già nel romanzo della Brontë questi aveva origini misteriose, in questo caso ci rende curiosi la sua ambiguità: sarà un vampiro o un cacciatore di vampiri? Essendo di origini zingare, infatti Heathcliff dovrebbe essere un eccellente ammazza-vampiri, stando alla Grey. Eppure intrattiene con i succhiasangue rapporti quasi cordiali e detesta il consumatissimo tè all’aglio, la bevanda più richiesta in quella zona infestata dell’Inghilterra (LizzyS, dobbiamo proporre questa nuova miscela alle ditte produttrici di tè?! – lo chiedo a te in quanto esperta, io da parte mia dico solo: “Bleah!”… ma forse sono diventata anch’io vampyre!).
Una contaminazione superflua per un romanzo che già conteneva scene altamente sanguinarie… Heathcliff secondo me era già un po’ vampiro nella versione Brontë, leggete questi esempi, tratti dalla versione non contaminata:

Non gli avrei mai proibito di godere della sua compagnia, almeno finché lei avesse mostrato di gradirla. Non appena Cathy se ne fosse stancata, gli avrei strappato il cuore e avrei bevuto il suo sangue! (Cime Tempestose cap. XIV)

Heathcliff si lasciò cadere con lei sul divano più vicino, e quando mi affrettai ad avvicinarmi per vedere se Catherine fosse svenuta, si rivoltò contro di me digrignando i denti, con la bava alla bocca come un cane idrofobo, e la strinse a sé con avida gelosia. Mi parve di non trovarmi  in compagnia di una creatura della mia stessa specie; sembrava che anche se gli avessi parlato non sarebbe stato in grado di capirmi, pertanto rimasi in disparte, tenni a freno la lingua, in preda a una grande perplessità. (Cime Tempestose cap. XV)

Batté la testa contro il tronco nodoso; poi arrovesciati gli occhi si abbandonò a grida che nulla avevano di umano ma erano quelle di una bestia feroce, trafitta a morte da lance e coltelli. (Cime Tempestose cap. XVI)

"È un predatore di tombe o un vampiro? ", pensai tra me. Mi era capitato di leggere di simili laidi demoni incarnati. Ma poi riflettei e ricordai come avessi avuto cura di lui durante l'infanzia; come lo avessi veduto crescere fino all'adolescenza, rimanendogli accanto per quasi tutta la sua vita; e mi resi conto che si trattava di un'assurda sciocchezza il lasciarmi dominare da quella sensazione di orrore. (Cime Tempestose cap. XXXIV) 

[I brani tradotti sono tratti da Emily Brontë Cime tempestose edizione Newton Compton 1993 traduzione di Mariagrazia Oddera Bianchi]
LizzyP: recensione di Romeo & Juliet & Vampires
di Claudia Gabel


Titolo: Romeo & Juliet & Vampires
Autore: W. Shakespeare e Claudia Gabel
Editore: Harperteen 
Data di pubblicazione: 1 agosto 2010
Formato: Brossura - 256 pagine
Lingua: Inglese
ISBN-10: 0061976245
ISBN-13: 978-0061976247


Sinopsi: "You are deluded, Romeo. Vampires do not have the capability to love. They are heartless." 
“Sei un illuso, Romeo. I vampri non sono in grado di amare. Sono senza cuore.” 
I Capuleti e I Montecchi hanno alcune differenze essenziali. Differenze di sangue. Naturalmente i Capuleti possono sfuggire al loro fato di vampiri, e i Montecchi possono cercare di non uccidere i loro nemici immortali. Ma dopotutto la loro faida di sangue è inarrestabile. Così, quando Giulietta, che presto sarà vampiro, e Romeo, l’umano che le dovrebbe dare la caccia, si innamorano perdutamente è un vero e proprio problema. Ciò di cui non si rendono conto è quanto pericolosamente mortale si rivelerà il loro amore… o ciò che questo comporterà nelle loro vite ultraterrene… Questa è una tumultuosa svolta sulla storia d’amore proibita più famosa per cui si potrebbe morire…


“Una tragedia può avere un lieto fine?”
 Provincia di Wallachia, Transilvania, 1462. 

Non è esattamente la nostra Verona, teatro di una delle più celebri storie d’amore della Letteratura di tutti i tempi, eppure, Shakespeare avrebbe, forse, apprezzato le atmosfere indubbiamente dark, condite da immagini sovrannaturali cui spesso egli stesso è ricorso nelle sue intramontabili Opere, siano state queste cupe tragedie o divertenti commedie, tutte testamentarie d’istruttive morali.
Detto ciò, presumo che la reale fonte d’ispirazione, o dovrei dire forse meglio “imitazione”, è il dilagante successo del soggetto vampiresco, che pare aver trovato terreno fertilissimo nell’immaginario collettivo di questi ultimi anni.
Ma se Bella e Edward, protagonisti dell’arci-nota Saga di Twilight, sono nati dalla fantasia della Meyer, con la precisa intenzione di raccontare la storia di un amore proibito, la Gabel astutamente ritrova lo stesso trascinante concetto nella storia di Romeo e Giulietta, aggiungendo al veto imposto dalla trama shakespeariana (la rivalità tra le Famiglie d’appartenenza: Montecchi e Capuleti), l’ostacolo della, passatemi la definizione, razza (umano lui - vampiro lei) con tutte le conseguenze che derivano.
Dunque abbiamo, la storia d’amore più conosciuta al mondo, una situazione (se non urban almeno) fantasy quanto basta e tutti gli elementi per rivivere la trama shakespeariana dagli esiti per niente scontati!
Un cocktail interessante.
William Shakespeare's Romeo + Juliet di Baz Luhrmann (1996)
La storia evolve dai pensieri di Giulietta, preoccupata per l’arrivo del prossimo compleanno, giorno che non solo la consegnerà alla maggiore età, ma che implicherà la sua trasformazione (iniziazione compresa) da umana a vampiro, come accade ad ogni componente della sua Famiglia da generazioni.
Ovviamente, il cambiamento fisico, completo di iridi rosse, unghie lunghissime e canini in agguato, non è il solo dilemma di una giovane graziosa fanciulla! Giulietta è soprattutto angosciata dalle conseguenze comportamentali della propria identità di vampiro, condizione che va contro i suoi ideali di pacifica convivenza tra tutti gli esseri viventi e, naturalmente, che non contempla aperitivi di sangue umano!
Un bel dilemma davvero, direbbe Amleto!
E Giulietta è convintissima di riuscire in qualche modo a superare il momento critico del fatidico giorno, disertando l’iniziazione (lascio indovinare ai più esperti di vampiri di che si tratta...!) e sopravvivendo alla conseguente morte per fame... 
Ha del coraggio la ragazza, dobbiamo ammetterlo! 
Affrontare l’insensibile madre e di seguito l’inflessibile padre, sapendo quanto sia la portanza di un tale evento per la loro unica figlia, destinata a rinnovare il nome del Casato, sposando un opportuno parente del Principe e riaffermare il potere dei Capuleti nel regno di Wallachia!
Raccontata così, in effetti, sembra la sinossi di un libro fantasy dal tono favolesco, ma la storia non è poi così scontata, credetemi!
Il giovane Romeo, l’altra metà del cielo di quest’amore invincibile, condivide (inconsapevole) gli stessi princìpi pacifisti di Giulietta, ritenendo assurda la rivalità tra umani e vampiri, ed inammissibile il numero di vittime che tale scontro genera da troppo tempo; egli è ingenuo, quanto Giulietta è pura, così come emergono dal ritratto originale.
Romeo and Juliet di Zeffirelli (1968)
Il ballo nel “castello fortificato” dei Capuleti, il primo incontro tra i due giovani, l’immediato innamoramento ed i giuramenti seguenti, sono romanzati mantenendo intatto lo stesso sapore.
Quel che ha distratto la mente dal confronto col testo originale sono stati gli elementi fantasy, le implicazioni note a vampiri ed umani che non racconterò per lasciarvi il gusto di leggerli; vi svelerò, invece, un’ironia decisamente azzeccata che la Gabel ha affidato ai protagonisti in diversi passi del libro, forse, con l’intento di suggerire lei stessa, la chiave di lettura di questo adattamento, prendendolo per quello che è: un leggero diversivo all’inviolabile opera di Shakespeare.
La storia c’è tutta, assieme passionale e ostile, romantica e tragica...eppure, non è del tutto esatto, poiché la Morte, in questa versione particolare, acquisisce un nuovo valore, riservando al lettore la più inaspettata delle sorprese!

Tutto sommato, non posso dire che questo libro mi abbia annoiato o deluso e, visto l’inglese accessibilissimo con cui è stato stilato, ne consiglierei la lettura in lingua originale, piuttosto che la messa in opera di un’edizione nostrana, non me ne voglia l’autrice cui auguro, comunque, tutto il successo che merita!

LizzyS: recensione di Jane Slayre di Charlotte Brontë e Sherry Browning Erwin



Titolo: Jane Slayre
Autori: Charlotte Brontë e Sherry Browning Erwin
Casa Editrice: Gallery Books
data di pubblicazione: Aprile 2010
Formato Paperback
pagine 400
ISBN-10: 1439191182
ISBN-13: 978-1439191187

  • Sinopsi: “ READER, I BURIED HIM . ” “Lettore, l’ho seppellito.”

Jane Slayre, la nostra coraggiosa eroina ammazza-demoni, un’orfana intrepida che respinge i suoi congiunti vampiri che l’hanno allevata, e parte su consiglio del suo spettrale zio per affinare le doti di impavida massacratrice a cui è destinata. Quando accetta il lavoro di istitutrice in una tenuta di campagna, si innamora perdutamente del suo nuovo signore, Mr Rochester, per scoprire poi che questi nasconde un feroce licantropo nell’attico – sotto forma della sua prima moglie. Può un serraglio di creature della notte selvagge assetate di sangue, che si nutrono di carne tenere lontana un’ardimentosa signora del diciannovesimo secolo dall’uomo che intende sposare? Vampiri, zombie e licantropi trasformano l’indimenticabile capolavoro di Charlotte Brontë in un’inquietante avventura paranormale che delizierà e terrorizzerà

L'ammazzatutti non risparmia nessuno, nemmeno Jane Eyre!

Le ombre gotiche del capolavoro di Charlotte Bronte, Jane Eyre, sono perfette per un adattamento horror, ed i personaggi che lo abitano sono così tormentati ed estremi da essere ideali in un'ambientazione del genere. Tra l'altro, la lingua inglese offre un gioco di parole che sembra confermare un tale destino (nomen omen?). Il sostantivo "slayer" significa assassino (dal verbo "to slay", uccidere), rima perfettamente con Eyre e può essere modificato graficamente, senza alcun cambiamento di pronuncia, in Slayre, appunto. Insomma, un mash-up orrorifico era praticamente scritto nel titolo originale!

Jane Slayre, la protagonista, nella nuova versione horror non è una vendicatrice ma una liberatrice di povere anime incastrate in incantesimi demoniaci e che, grazie al suo intervento, possono riunirsi a Dio. Il personaggio creato da Charlotte Bronte si rivela perfetto per questo ruolo, con il suo inflessibile rigore illuminato dalla sensibilità allenata nei lunghi anni di sofferenze patite da bambina.

Intorno a lei, la zia Reed non può che essere una spietata vampira, come i suoi degni figlioli. E Bertha è sì pazza ma ha l'aggravante di essere anche un pericolosissimo licantropo. Qua e là spuntano zombie, persino a Lowood dove Mr Bokorhurst (altro indovinato gioco di parole che modifica l'originale Broklehurst inserendo la parola "bokor" che indica un negromante della religione voodoo tra le cui arti magiche c'è anche la capacità di trasformare i morti in morti viventi, cioè zombie) impone metodi coercitivi e maltrattamenti che annientano la dignità e l'umanità delle piccole collegiali, producendo appunto degli zombie (che saranno impiegate in modo molto pratico, come istitutrici o governanti ubbidientissime ed efficienti presso famiglie altolocate...).

Jane Eyre (Mia Wasikowska), dal film di Cary Fukunaga, 2011
E tra le pesantissime nebbie della brughiera non possono che annidarsi vampiri assetati e zombie affamati, quindi è con un certo batticuore che leggiamo la famosa scena del primo incontro/scontro tra Jane e Mr Rochester, al calar della sera, in piena foschia.
O che seguiamo Jane nel suo vagabondare dopo la fuga da Thornfield, finendo per incrociare i propri paletti acuminati con quelli di St. John Rivers, invincibile amazzavampiri.
E' ammirabile l'abilità con cui la rimaneggiatrice popola di mostri delle tenebre lo splendido romanzo di Charlotte Bronte, riuscendo a creare intrecci nuovi plausibili e non scontati.

L'indimenticabile adattamento del 1943, con Orson Welles e Joan Fontaine
Peccato che per inserire vampiri, zombi e licantropi - i mostri sacri dell'horror che qui spuntano ovunque fin dalle prime pagine - l'autrice abbia pesantemente modificato l'originale compiendo in alcuni casi dei tagli spietati quanto la sua Jane ammazzasette.
Laddove il testo originale rimane, spesso è non solo orrorificato ma anche semplificato.
Addirittura, vengono inserite delle frasi che sembrano una spiegazione di quanto si è appena letto.
Accade persino con una scena che reputo intoccabile nella sua perfezione emotiva e letteraria, quella della dichiarazione d'amore di Mr Rochester a Jane... 
La versione BBC più recente, del 2006, con Ruth Wilson e Toby Stephens
Mentre leggevo non potevo fare a meno di chiedermi: ma a che cosa serve?
Se, come ci viene sempre raccontato dagli autori di mash-up (e dalle loro case editrici), queste operazioni devono servire a rinverdire i classici soprattutto in funzione della lettura da parte di un pubblico "giovane" (ma qualcuno dovrebbe spiegarmi che cosa si intende con tale accezione), quale percezione avrà del classico, tale pubblico, se il classico viene così semplificato fino ad essere quasi un bignami? Che leggano il classico così com'è. Tanto più che, in questo caso, si tratta di un librone composto di un cospicuo numero di pagine e tanto varrebbe cominciare proprio dall'originale...
Continuo ad avere l'impressione che queste operazioni non servano affatto a questo scopo.
Possono essere divertenti, per chi ama il genere horror, forse, e, sempre forse, anche per chi ama i classici, ma dubito che avvicinino i giovani ai classici. Dunque, se vogliamo prenderli come divertissement, facciamolo ma senza pretendere che possano "sostituire" o "promuovere" gli originali da cui derivano. Sono una curiosità, un sovrappiù.

Mr Rochester (W. Hurt) e Jane (C.Gainsbourg) nel film di Zeffirelli, 1996

Se si è disposti a chiudere un occhio su tagli e semplificazioni che impoveriscono la bellezza dell'originale, questo Jane Slayre diverte e può essere letto con piacere per togliersi la curiosità di conoscere da vicino un mash-up che ben rappresenta il genere.
Ma, sinceramente, resta la domanda: a che serve un'operazione del genere?...
Conclusioni delle Lizzies 

Ancora non siamo convinte che l'operazione di mash-up ci piaccia; l'inserimento di elementi horror nei classici può, talvolta, essere gradevole e divertente, ma nella maggior parte dei casi è solo una forzatura che, per chi non è appassionato di quel particolare genere, serve solo a rovinare i libri che amiamo.
A parte Romeo and Juliet and Vampires, che non è un vero e proprio mash-up, ma uno spin-off, l'operazione ci è sembrata pressoché inutile.
Vedremo se la prossima lettura di gruppo di Sense and Sensibility and Sea Monsters riuscirà a farci rivedere la nostra opinione, o ci farà chiudere definitivamente con i mash-up!

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"È solo un romanzo...o, in breve, un'opera in cui i più grandi poteri della mente vengono esercitati, in cui la più profonda conoscenza della natura umana, la più felice delineazione della sua varietà, le più vivaci effusioni di arguzia e umorismo sono trasmesse al mondo nel miglior linguaggio possibile."

L'Abbazia di Northanger

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