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giovedì 24 novembre 2011

Rebecca di Daphne du Maurier spin-off di Jane Eyre?

Nella continua ricerca di spin-off e sequel dei classici della letteratura, ho scoperto che Rebecca, la prima moglie (1938) di Daphne du Maurier è considerato uno spin-off, o comunque un romanzo fortemente ispirato a Jane Eyre di Charlotte Brontë.
Moltissimi anni fa (ero ancora una bambina), credo di aver visto il film di Alfred Hitchcock, per cui avevo una vaga idea della trama del romanzo, sebbene il fattore ‘mistero’ mi abbia ugualmente mantenuta in un continuo stato di suspense, dal primo all’ultimo rigo del romanzo. La du Maurier è perfetta con le sue descrizioni a creare un effetto di tensione perpetua, ed anche con i dialoghi, che sottintendono segreti, sentimenti nascosti e fantasie, contribuiscono a creare un effetto gotico, che lascia perennemente col fiato sospeso.

Ma vediamo quali sono i punti in comune fra Rebecca e Jane Eyre e quali le differenze. Innanzitutto bisogna precisare che la du Maurier era affascinata dalla famiglia Brontë, tanto da scrivere una biografia del tormentato fratello di Charlotte, Emily ed Anne (The infernal world of Branwell Brontë – Il mondo infernale di Branwell Brontë 1960). Quindi probabilmente alcuni riferimenti costituiscono una sorta di tributo a Charlotte e al suo romanzo più famoso.

Il tema dell’uomo maturo, che è già stato sposato e che cerca una compagna giovane ed innocente, totalmente diversa dalle donne scaltre e smaliziate, incontrate fino a quel momento, è comune ad entrambi i libri. Anche il mistero che avvolge la prima moglie è un punto di contatto. Ma questo si può dire di numerosissimi romanzi, tanto che la du Maurier fu accusata più di una volta di plagio, e non in riferimento a Jane Eyre, bensì a Vera di Elizabeth Von Armin e a A successora della brasiliana Carolina Nabuco. Probabilmente anche gli altri romanzi erano ispirati a Jane Eyre (ma ormai Charlotte Brontë non poteva più fare causa a nessuno per plagio.)

Il fascino misterioso esercitato dal protagonista maschile, riservato nell’esprimere i suoi sentimenti alla donna che ama, tanto da essere frainteso, è un’altra analogia fra i due romanzi.
E ancora: il continuo clima di mistero, anche nei momenti più banali e nei discorsi più semplici; anche quando tutto è svelato, c’è sempre un piccolo tassello che non quadra e che ci lascia quella vaga sensazione di tensione.
I luoghi ‘proibiti’, quelli misteriosi che non si debbono nominare, né tantomeno frequentare, ma che le eroine (entrambe seguendo le orme di Catherine Morland ne L’Abbazia di Northanger) si avventurano ad esplorare.
La Natura, perennemente presente e partecipe nel racconto, coautrice della suspense, con i suoi elementi mutevoli e con le sue leggi immutabili.
Luton Hoo Estate: Manderley nel 1997
Il racconto in prima persona fatto dalla protagonista, la giovane donna, che narra gli episodi della sua vita dal suo punto di vista. In questo, però, si apre la prima grossa divergenza fra i due romanzi, perché le due protagoniste non potrebbero essere più diverse.
Basti dire che, mentre Jane Eyre è, pur essendo giovanissima, una donna di polso, che tiene saldamente le redini della sua vita, la protagonista della du Maurier è una giovane donna molto insicura, tanto che non ci rivela mai il suo nome.
La narrazione in prima persona potrebbe effettivamente portare ad una scelta del genere: chi parla conosce il suo nome, e non reputa necessario confidarlo. Però tale nome non si riscontra neanche nei dialoghi, come sarebbe logico, e come accade in Jane Eyre, che è sempre orgogliosa di pronunciare il suo nome. La (seconda) signora De Winter è invece schiva, sembra volersi nascondere e non lo rivela mai. Fra l’altro, non ci dice nient’altro di lei, della sua infanzia, come mai si trovava a fare da dama di compagnia a Mrs Van Hopper, già succube predestinata. I suoi ricordi del passato sono pochissimi e vaghi, come la cartolina acquistata casualmente da bambina, raffigurante Manderley, sua futura dimora, un segno del destino. Insomma la protagonista di Rebecca è doppiamente anonima, una tabula rasa su cui la governante Mrs Danvers ha gioco facile nel riuscire ad instillare ogni genere di dubbio e ogni sentimento di inadeguatezza. Jane Eyre al contrario, non si sarebbe mai e poi mai piegata ad un compromesso simile, neanche per amore del suo Rochester.
Poker di Mrs Danvers. Da sinistra:
Mariangela Melato, 2008; Diana Rigg, 1997; Anna Massey, 1979; Judith Anderson, 1940
Non so come Jane Eyre si sarebbe potuta comportare se Mrs Fairfax fosse stata come Mrs Danvers, devota e gelosa della sua precedente padrona, tanto da esserne ossessionata. Ma dubito che si sarebbe fatta intimorire, piuttosto sarebbe ritornata ad essere la fanciulla ribelle e violenta che viveva a Gateshead con la zia Reed. Del resto, il carattere remissivo della protagonista di Rebecca è proprio ciò che ha attratto Maxim De Winter: egli era alla ricerca di una donna che fosse l’esatto opposto della prima moglie; se fosse stata diversa, probabilmente non si sarebbe innamorato di lei e non l’avrebbe sposata. Al contrario, Mr Rochester cercava sì, una fanciulla innocente e lontana dalle attrattive del bel mondo, ma è stato proprio il carattere forte ed indipendente di Jane a farlo innamorare, il suo modo di rispondergli apertamente e senza peli sulla lingua, e talvolta, anche la sua testardaggine.

Un ulteriore punto di contatto non può essere svelato, per non dare anticipazioni sul finale della storia, ma è sicuramente un fondamentale tributo della du Maurier a Charlotte Brontë.

Le trasposizioni televisive, dopo l’enorme successo del film di Alfred Hitchcock del 1940, vincitore di due Premi Oscar, come miglior film e come miglior fotografia, sono state 5, di cui l’ultima, del 2008, è una produzione italiana, con Cristiana Capotondi nei panni della seconda Mrs De Winter, Alessio Boni come Max De Winter e Mariangela Melato nelle vesti di Mrs Danvers.
Joanna David ed Emily Fox, madre e figlia, hanno entrambe interpretato il ruolo di protagonista in Rebecca, rispettivamente nel 1979 e nel 1997
Una curiosità: nella trasposizione del 1979 il ruolo di Mrs De Winter fu affidato a Joanna David e nella trasposizione del 1997 a sua figlia Emilia Fox. Per i Janeites più fedeli questa è una doppia chicca, dal momento che entrambe le attrici facevano parte del cast di Pride and Prejudice 1995, rispettivamente nei ruoli di Mrs Gardiner e di Georgiana Darcy.
Joanna David ed Emily Fox in Pride and Prejudice 1995 BBC

Concludendo: non parliamo di un vero e proprio spin-off, ma di omaggio a Jane Eyre.

E la du Maurier, a sua volta, dopo l’enorme successo, può vantare numerose citazioni del suo romanzo in altri libri, non ultimo Tutto da Capo di Cathleen Schine (The Three Weissmanns of Westport 2010), spin-off di Ragione e Sentimento di Jane Austen, in cui viene citata sia Manderley che Mrs Danvers.

Gli eredi di Daphne du Maurier, inoltre, hanno riconosciuto tre romanzi nati dalla costola di Rebecca:
  • -         La signora De Winter sequel di Susan Hill (Mrs De Winter 1993);
  • -         The Other Rebecca di Maureen Freely (1996);
  • -         Il segreto di Rebecca prequel di Sally Beauman (Rebecca’s Tale 2001)



2 commenti:

  1. Ma dove le vai a scovare tutte queste informazioni? Addirittura le attrici madre e figlia presenti in uno degli sceneggiati più amati della BBC!!!
    Non ho parole. Per il resto concordo anche io che più che di uno spinn off si possa parlare di un omaggio alla scrittrice e al suo mondo. E sicuramente l’atmosfera gotica tiene attaccati al libro come e meglio del film!!!

    RispondiElimina
  2. Ma come, @LauraT: non lo sai che conosco TUTTISSIME le curiosità dello sceneggiato BBC del 1995? :DDD

    RispondiElimina

"È solo un romanzo...o, in breve, un'opera in cui i più grandi poteri della mente vengono esercitati, in cui la più profonda conoscenza della natura umana, la più felice delineazione della sua varietà, le più vivaci effusioni di arguzia e umorismo sono trasmesse al mondo nel miglior linguaggio possibile."

L'Abbazia di Northanger

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