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martedì 3 dicembre 2013

Recensione "The Pursuit of Mary Bennet" di Pamela Mingle

Carissimi Lettori e Amici di Old Friends & New Fancies,

Siamo alle ultime battute dei festeggiamenti per il Bicentenario di Pride and Prejudice (sigh!) e volevamo presentarvi oggi un libro appena uscito negli Stati Uniti che ci ha colpite molto favorevolmente.

Si tratta di un ennesimo spin-off che vede protagonista colei che è considerata la più noiosa delle sorelle Bennet, Mary. Si tratta di un vero e proprio romanzo di formazione (come sono, del resto, tutti i romanzi di Jane Austen medesima), narrato dalla voce della stessa Miss Bennet, in un delizioso pastiche letterario che accomuna i romanzi di Jane Austen a quelli della sua 'antagonista a posteriori' Charlotte Brontë.



SCHEDA LIBRO
Autore: Pamela Mingle
Titolo: The pursuit of Mary Bennet 
(Il corteggiamento di Mary Bennet)
Casa editrice: William Morrow and Company
Pagine: 299
Data pubblicazione: 26 novembre 2013
Sinossi: Per gran parte della sua vita Mary Bennet è stata oggetto di derisione. Con una notevole mancanza di eleganza in società, ha causato imbarazzo alla sua famiglia in più di un'occasione. Ma adesso Mary è cambiata: è maturata e ha raggiunto una patina di dignità, se non proprio di eleganza. Ma la tranquillità e la soddisfazione di Miss Bennet vanno in frantumi con la comparsa a Longbourn di Lydia, molto incinta e separata da Wickham. Mary e Kitty vengono mandate frettolosamente da Jane e Bingley. È lì che Mary incontra Henry Walsh, le cui attenzioni la turbano. Poco avvezza alle schermaglie amorose, la giovane rischia il suo cuore e il suo futuro. Merita di avere un amore tutto suo o dovrebbe scegliere una via più sicura? Nel percorso di accettazione di se stessa, Mary scoprirà la risposta.

Con passione, arguzia ed enorme fascino, Pamela Mingle contribuisce a delineare la figura di Mary Bennet, che nelle pagine di Orgoglio e pregiudizio è riservata e goffa, dimostrando che si può far sempre posto a un nuovo spin-off di Jane Austen quando si tratta di una buona lettura.

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RECENSIONE di LizzyGee

Mary Bennet: un trait d’union fra Jane Austen e Charlotte Brontë

A Longbourn ci sono ancora due figlie nubili, ma Mrs Bennet è sicura che Kitty riceverà presto una proposta di matrimonio da Mr Walsh, il vicino di casa di Charles e Jane Bingley a High Tor, la tenuta che Mr Bingley ha acquistato in Derbyshire. Anche Mary ha conosciuto Mr Walsh nell’ultima sua visita e il giovane non le è indifferente, ma sa di avere meno attrattive della sorella (come la madre spesso le fa notare). Il rapporto con il padre è migliorato: forse perché sente la mancanza di Lizzy o forse perché Mary è divenuta davvero più saggia, si ferma spesso a parlare con lei o a suggerirle i libri da leggere nella sua biblioteca. Una volta allontanata dai Sermoni di Fordyce, Mary è davvero notevolmente migliorata; lo ha fatto anche in campo musicale, grazie alla lezioni di pianoforte che Mr Darcy le ha fatto prendere durante un suo soggiorno a Pemberley (purché si limiti a suonare e non canti!)

Lucy Briers, Pride and Prejudice 1995
La situazione precipita quando Lydia, tradita da Wickham, torna a Longbourn. È agli ultimi mesi di gravidanza, e viene seguita da una lettera del marito che mette in dubbio la paternità del bambino. Le due figlie ancora nubili vengono subito allontanate da casa e portate da Jane a High Tor. Intanto i Bennet cercano di far trapelare meno pettegolezzi possibili, mentre Mr Darcy si reca a Newcastle per convincere (ancora una volta) Wickham a riprendere la moglie e a riconoscere il figlio.

A High Tor Henry Welsh va frequentemente a fare visita ai Bingley ed è in compagnia delle due Miss Bennet. Sembra che Mary lo interessi, ma viene spesso coinvolto dalla più allegra Kitty in balli e altre attività. Quando è con la più seria Mary, però, Mr Welsh sembra essere davvero a suo agio: riesce a parlare di se stesso come non potrebbe fare con la più superficiale Kitty, che civetta con tutti, persino con uomini sposati. È di lei e non di Kitty che ha parlato a sua madre, Mary se ne rende conto quando Mr Welsh porta tutta la compagnia a visitare Linden Hall, la sua tenuta. Inoltre, sembra seriamente dispiaciuto di non poter danzare mai con Mary, perché la giovane è impegnata a suonare il pianoforte per poter far danzare gli altri. Mary si sente lusingata ancora di più quando il giovane le confessa di ammirarla moltissimo.


Kitty, però, sicura di essere più carina e più allegra di Mary, cerca di privarla di quella piccola dose di sicurezza che la sorella maggiore ha acquisito. In realtà è gelosa, perché si rende conto che, nonostante tutte le sue maggiori attrattive, Mr Welsh sembra preferire Mary a lei. Cerca dunque di far leva sull’affetto che la sorella prova per lei, chiedendole di lasciare High Tor. Per fortuna Mary non cede: non vuole competere con Kitty per conquistare Mr Welsh, ma sostiene che se Kitty è tanto sicura di suscitare maggiore interesse, non ha nulla da temere da lei, e arriva addirittura a darle dei consigli perché Mr Welsh si interessi più a lei.

Il racconto viene fatto in prima persona dalla protagonista, una ragazza che non è perfetta e sa di non esserlo. I suoi difetti e la consapevolezza dell’eroina rendono il personaggio molto più interessante del personaggio originale creato da Jane Austen: la Mary della Mingle sa quali difetti le siano stati imputati in Orgoglio e pregiudizio e cerca di fare ammenda o di migliorare gli aspetti più pedanti del suo carattere, nonostante alcune tendenze autolesioniste. Ci troviamo, inoltre, a soffrire con lei per la trascuratezza dei genitori: la madre che non la considera abbastanza bella né interessante ed è sicura che resterà zitella e dovrà fare da governante ai figli delle sorelle; il padre che la considera noiosa e poco intelligente. Essere l’unica figlia rimasta a Longbourn (Kitty è spesso da Jane), tuttavia, ha migliorato la sua condizione agli occhi del padre, che ha iniziato a condividere con lei letture e opinioni. Come mi è capitato di vedere anche in altri sequel – che mi hanno fatto rivedere la mia idea riguardo alle sorelle Bennet nello stesso Orgoglio e Pregiudizio  non è facile essere una delle tre sorelle Bennet più piccole: o non si è abbastanza belle e dolci da essere all’altezza di Jane, o non si è abbastanza argute e sicure di sé da sentirsi all’altezza di Elizabeth. È naturale, dunque, che Mary, Kitty e Lydia lottino con le unghie e con i denti per primeggiare in qualcosa e per essere prese in considerazione dai genitori e, di rimbalzo, dagli altri.

Tallulah Riley, Pride and Prejudice 2005
La narratrice interna ci fa pensare a Jane Eyre; ci sono, inoltre, alcune situazioni che ricordano il romanzo di Charlotte Brontë per altri motivi: il non sentirsi all’altezza delle altre giovani donne, il vedere la sorella Kitty che attira le attenzioni dell’uomo che ama (sebbene Kitty non ne sia innamorata, ma lo ritenga semplicemente il partito più appetibile) ricordano le scene in cui Rochester corteggiava e si lasciava corteggiare da Blanche Ingram per fare ingelosire Jane. Tuttavia Jane Eyre non si sarebbe mai messa in ridicolo di sua spontanea volontà come Mary, che cerca di attirare l’attenzione nel peggiore dei modi.

Lucy Briers e Charlotte Gainsbourg
I riferimenti ai romanzi di Jane Austen (Orgoglio e Pregiudizio a parte, ovviamente) sono numerosi. Mary che suona per gli altri ed è costretta a non danzare mai sembra Ann Elliot in Persuasione, che tutti credono si accontenti di svolgere quell’attività. Mr Welsh sembra a tratti Henry Crawford in Mansfield Park, che corteggia due sorelle e non riesce a decidere quale delle due lo interessi davvero – e la stessa Mary sembra proprio Fanny Price: innamorata di un uomo e costretta a vederlo corteggiare un’altra –, a tratti Frank Churchill in Emma, che flirta con una donna, ma in realtà è interessato a un’altra, salvo poi diventare Mr Knightley quando salva Harriet Smith da una figuraccia in pubblico. Kitty, invece, si comporta con Mr Welsh quasi come Miss Bingley si comportava con Mr Darcy per sviare la sua attenzione da Elizabeth.
La tensione della prima proposta di matrimonio di Mr Welsh richiama quella della prima dichiarazione di Darcy, mentre le sue presunte motivazioni potrebbero ricordare la proposta del cugino St.John Rivers a Jane Eyre, che la sceglieva per le sue attitudini anziché per amore.

Ruby Bentall, Lost in Austen 2008
Insomma, la narrazione in prima persona riesce a darci il senso della profondità dei sentimenti, colmando quella mancanza che la Brontë imputava a Jane Austen. In realtà la scrittura distaccata della Austen non simboleggia la mancanza di passione nei suoi personaggi, ma semplicemente l’imperturbabilità di un narratore onnisciente, che viene superata una volta che si avvicina il punto di vista ai personaggi. Pamela Mingle crea dunque il trait d’union fra Jane Austen e Charlotte Brontë, con un’eroina che, sebbene sia nata dalla penna della prima, ha molte caratteristiche in comune con i personaggi della seconda.

Un romanzo appassionante, da tradurre assolutamente.


 L'Autrice
Pamela Mingle abita a Lakewood, in Colorado. Ama viaggiare col marito, in particolar modo le piace recarsi in Inghilterra, dove effettua lunghe camminate nella campagna inglese (percorrendo, a volte, anche 25 chilometri!) Durante una di queste passeggiate ha scoperto Hoghton Tower, in cui ha ambientato il suo primo romanzo, Kissing Shakespeare, un time travel per Young Adults, che ha vinto il Colorado Authors' League Awards e il Colorado Book Award nella categoria Middle Grade/Young Adults. The Pursuit of Mary Bennet è il suo secondo romanzo.

 Link utili

2 commenti:

  1. Davvero interessantissimo questo spin-off! Qualche anno fa ho letto L'indipendenza della signorina Bennet di Colleen McCullough, dove incontriamo, 20 anni dopo l'epilogo di Orgoglio e pregiudizio, moltissimi personaggi a noi cari ma terribilmente trasformati.
    La coppia Darcy/Elizabeth quasi sull'orlo di una crisi coniugale, I Bingley che continuano a sfornare figli, Lydia grassa e alcolizzata, abbandonata dal marito, Kitty giovane vedova di un vecchio e ricco marito. E Mary che, alla morte della madre, prende in mano la sua vita, con una certa intraprendenza o incoscienza devo dire, e si lancia in un'avventura che poi la porterà finalmente a scoprire l'amore...una Mary alla fine perfino provocante e disinibita che mi ha fatto un pò sorridere...
    Onestamente quella interpretazione della McCullough dei vari personaggi austeniani nn mi ha mai convinto completamente...sono troppo diversi, troppo cambiati...sembrano esasperati rancorosi,sovraeccitati...
    Non mi sembra questo il caso della Mingle che mi auguro di poter leggere presto. Mi sembra un romanzo ben costruito, fedele per quanto possibile allo spirito austeniano e a quanto pare con un occhio di riguardo anche alla Bronte...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, Dana Loo, non abbiamo recensito per esteso il libro della McCullough, ma abbiamo ripetutamente detto che non lo abbiamo gradito molto perché la scrittrice australiana ha dato un'interpretazione troppo letterale alle parole di Elizabeth, sconvolgendo tutto il significato di P&P. Io, che personalmente amo la McCullough per altro, ho cercato di giustificarla, considerando il suo libro come un romanzo a parte e non il sequel di P&P. Solo così sono riuscita a non farmi venire un attacco di bile.
      Questo romanzo, invece, l'ho trovato molto gradevole e fedele, un riscatto delle tre sorelle minori Bennet, Mary in primis, ovviamente!
      Gee

      Elimina

"È solo un romanzo...o, in breve, un'opera in cui i più grandi poteri della mente vengono esercitati, in cui la più profonda conoscenza della natura umana, la più felice delineazione della sua varietà, le più vivaci effusioni di arguzia e umorismo sono trasmesse al mondo nel miglior linguaggio possibile."

L'Abbazia di Northanger

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